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È noto che si sta sempre più diffondendo la “moda” del consumare prodotti gluten-free, anche in assenza di una diagnosi di celiachia.  Studi di settore condotti negli Stati Uniti hanno evidenziato che circa il 30% degli adulti nord americani hanno tentato di eliminare, o ridurre considerevolmente, il loro introito giornaliero di cibi contenenti glutine. Fra i mille “leggendari” motivi per i quali questo avviene, è spesso citato un presunto maggiore rischio di malattie cardio-vascolari (infarto e ictus) che potrebbe essere indotto dal consumo di glutine.
A tal proposito, è stato da pochissimo pubblicato sul British Medical Journal un autorevole ed interessante studio di coorte.  Benjamin Lebwohl, uno degli Autori che maggiormente ha contribuito allo studio del rischio di patologie associate alla celiachia, insieme ad altri co-Autori ha valutato la frequenza di malattia coronarica (infarto miocardico fatale e non fatale) in due popolazioni americane i cui dati sul consumo di alimenti erano stati inclusi in un registro. In totale, sono così stati analizzati i dati di oltre 100.000 persone le cui abitudini alimentari erano state valutate inizialmente nel 1986 e poi aggiornate ogni 4 anni fino al 2010. Durante i 26 anni di follow-up i soggetti con più basso consumo di glutine mostravano una frequenza di infarto di 352 casi per 100.000 persone, mentre i soggetti con più alto consumo di glutine mostravano una frequenza di infarto di 277 casi per 100.000 per anno.  Considerando poi una serie di altre variabili che potevano interferire (per esempio l’abitudine al fumo), ed eliminando questi fattori “confondenti”,  i due gruppi avevano una frequenza di eventi cardio-vascolari pressocchè identica. Gli Autori dello studio hanno concluso che una dieta priva di glutine non è raccomandabile al di fuori della malattia celiaca.
Si tratta dunque di uno studio utile a comprendere che la “gluten-free diet” non è una cura per qualsiasi cosa ! In particolare questo tipo di dieta può avere il difetto di ridurre troppo le fibre che dovremmo consumare giornalmente, infatti il frumento è un fondamentale apportatore di fibre. E sappiamo bene che una dieta ricca di fibre ha molti effetti benefici, incluso la riduzione dei grassi circolanti (colesterolo, trigliceridi, etc) e dunque la riduzione del rischio cardio-vascolare.
Il paziente celiaco, infatti, nell’applicare strettamente la dieta priva di glutine, dovrà comunque preoccuparsi di assumere abbastanza verdure, frutta, legumi e altri cereali che può consumare. In questo modo, oltre ad evitare i gravi rischi della mancata aderenza alla dieta gluten-free, eviterà anche i rischi cardio-vascolari connessi al basso consumo di fibre.
In conclusione, non mitizziamo la dieta gluten-free ed applichiamola solo quando è necessaria: celiachia e “sensibilità al glutine non celiaca”. Su quest’ultima ancora c’è tanto, tanto da scoprire e capire. Alle prossime “puntate”..



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
1) NPD Group. Percentage of U.S. adults trying to cut down or avoid gluten in their diets reaches new high in 2013. 2013. www.npd.com/ wps/portal/npd/us/news/press-releases/
percentage-of-us-adults-trying-to-cut-down-or-avoid-gluten-in-theirdiets-reaches-new-high-in-2013-reports-npd
2) Lebwohl B. Long term gluten consumption in adults without celiac disease
and risk of coronary heart disease: prospective cohort study. BMJ 2017;357:j1892

A cura del:
Prof. Antonio Carroccio
Direttore UOC Medicina, P.O. Giovanni Paolo II di Sciacca
Professore di Medicina Interna, Di.Bi.M.I.S Università di Palermo
Coordinatore Comitato Scientifico AIC SICILIA