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È professore ordinario di Sociologia generale nella Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro. Soprattutto è il coordinatore nazionale dei sociologi della salute. Oggi Guido Giarelli interviene con una video-dichiarazione a sostegno della Rete Civica della Salute (RCS) il cui valore, spiega, va oltre il territorio siciliano. «La sociologia ha posto per prima il tema della partecipazione dei cittadini nel sistema sanitario e sul suo imprescindibile contributo – spiega Giarelli – in una prospettiva che guarda alla salute in chiave non esclusivamente biomedica (vedi i Comitati Consultivi Misti creati dal mio maestro Achille Ardigò in Emilia-Romagna e poi replicati anche in Sicilia con la denominazione di Comitati Consultivi Aziendali). Il “sistema di salute” – ovvero l’insieme di tutti fattori che influiscono sulla salute – trascende la medicina ed il sistema sanitario, per includere fattori culturali (concezioni della malattia, stili di vita), sociali (l’influenza delle reti sociali di riferimento per il comportamento del malato), genetici (il corredo bio-psichico dell’individuo) ed ecologici (clima, ecosistema ambientale). Infine, la sociologia ritiene fondamentale la valorizzazione del sapere profano della persona accanto a quello professionale del medico per ottenere una maggiore aderenza della persona stessa alle cure ed una sua responsabilizzazione nei confronti della propria salute». Un percorso che l’emergenza Covid ha illuminato con particolare nitidezza. «Ci sono da fare – aggiunge Giarelli – almeno tre considerazioni. Anzitutto, la pandemia ha evidenziato tutta l’importanza ed il valore fondamentale di avere un Servizio Sanitario Nazionale pubblico e gratuito (almeno per i ricoveri) che all’estero molti ci invidiano e che è risultato strategico nel poter affrontare in modo adeguato la pandemia. In secondo luogo, l’emergenza ha messo pure in evidenza quanto sia importante la prevenzione più ancora che la cura, dal momento che, specie nel caso delle malattie infettive la cui cura ancora non è nota, l’unica strada praticabile è quella della prevenzione. Infine, poiché la prevenzione non si fa in ospedale ma sul territorio, ci ha reso consapevoli della necessità di spostare il baricentro del sistema sanitario del XXI secolo dall’ospedale ai servizi sanitari territoriali, come infatti previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, puntando sull’assistenza domiciliare, sulla Medicina generale, sulle Case della Salute/della Comunità e sull’integrazione tra servizi sociali e sanitari». Ma se questo è lo scenario di riferimento, alcune esperienze in particolare hanno indicato strade virtuose. Non per caso la Rete Civica della Salute è oggetto di studio a livello nazionale. Proprio Giarelli guida «una ricerca comparata sulle forme strutturate di partecipazione dei cittadini in 5 Regioni italiane (Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia) selezionate in quanto hanno legiferato in questo ambito e si sono dotate di specifici strumenti di partecipazione dei cittadini. In sintesi, ciò che emerge è che mentre Lazio e Puglia hanno privilegiato forme di partecipazione top down di livello regionale e basate sulla cooptazione di associazioni di pazienti, Emilia-Romagna e Sicilia hanno invece optato per modalità di partecipazione più bottom up in grado di coinvolgere non solo i pazienti ma i cittadini più in generale sui diversi problemi di gestione del Servizio Sanitario Nazionale. La Toscana ha costruito poi un modello di partecipazione multilivelli (distrettuale, di ASL, regionale) la cui implementazione è ancora in fase sperimentale ed i cui risultati dobbiamo ancora quindi attendere per poterli valutare». E per Giarelli è possibile trarre alcune conclusioni. «Credo che la strada intrapresa dalla Regione Sicilia con l’esperienza della Rete Civica della Salute ed i Riferimenti Civici sia di grande interesse e trascenda i confini regionali per assumere un valore di sperimentazione di una forma di sussidiarietà orizzontale e circolare che, se ben implementata, possa costituire un esempio paradigmatico di rilievo sia nazionale che internazionale».


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