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L’impegno di ciascuno per il bene di tutti. L’esempio della Rete Civica della Salute  di Daniela Francese*
La Sicilia, 27 maggio 2021

Se c’è qualcosa che questa pandemia dovrebbe aver insegnato è che nessuno si salva da solo, sia su macro scala che nelle piccole realtà locali. Il modo per superare le emergenze, così come più semplici difficoltà di varia natura, è uno solo e passa attraverso il principio di collaborazione, che non significa il semplice gesto, espressione di buona volontà ed empatia, bensì la programmazione del proprio impegno, la condivisione di un progetto e la continuità dell’azione. Alla collaborazione va dunque unita la partecipazione per far sì che quella dose di prezioso capitale - umano - di cui ciascuno di noi dispone: ricco o povero, dotto o illetterato, studente o lavoratore, giovane o anziano sia messa a disposizione della collettività. E questo non per assumere un potere di rappresentanza, ma per affiancare le proprie funzioni e capacità a quelle delle istituzioni in attuazione di quei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” sanciti dall’art. 2 della Costituzione.

In Sicilia, il punto di arrivo di questo processo, che si è concentrato sul tema della tutela del diritto alla salute, ha preso corpo, nel 2014, con la nascita della Rete Civica della Salute, un network di volontari riconosciuto dalla Regione e presente in tutta l’isola, che ha le sue basi nel principio di autodeterminazione, dunque nella consapevolezza di ciascuno delle proprie risorse latenti di cui si appropria, sviluppandole emettendole a frutto in azioni per il bene comune. È una visione - questa - di uomo attivo e partecipe, di cui si trovano le radici nel pensiero cristiano sociale di Aldo Moro, come ricordò nel discorso inaugurale dell’Associazione a lui dedicata, ad un anno dall’agguato di via Fani, Pieremilio Vasta, presidente dell’associazione nonché ideatore e attuale coordinatore regionale della Rete Civica della Salute. “Riteniamo che ogni cittadino debba rivestire un ruolo attivo nella realtà in cui opera ma per interpretarlo prima deve assumerne coscienza”, disse Vasta, perché solo così si può rafforzare il “valore di Comunità ed altrettanto il senso dell’impegno individuale per il suo destino”. Solo così, concluse, si può realizzare “una convivenza civile fondata sul rispetto delle diversità e su un nuovo e più vero senso di giustizia sociale”. Da quei lontani anni Settanta, il cammino è proseguito nella direzione tracciata in quel discorso, senza mai abbandonare la rotta, senza venire meno ai propri ideali, anche di fronte a prassi avvilenti, con l’obiettivo di procedere sempre un passo in avanti verso la salvaguardia dei diritti acquisiti, ma mai scontati, alla continua ricerca di nuove energie morali.

Oggi, frutto tangibile di quell’impegno è la Rete Civica della Salute: una struttura agile che si dirama in tutti i Comuni siciliani forte del lavoro di 800 Riferimenti Civici, rappresentati da cittadini di ogni estrazione, cultura e formazione, che fungono da “antenne” per captare i bisogni del territorio in materia di tutela della salute e dell’ambiente e che rappresentano gli assi portanti della Rete. Ognuno di loro raccoglie le urgenze, le proposte, le necessità della propria area geografica per trasmetterle ai coordinamenti sovracomunali, da cui raggiungono uno dei 17 Comitati Consultivi Aziendali (CCA) di appartenenza, che rappresentano il riconoscimento istituzionale, avvenuto con la legge regionale n. 5/2009, della rappresentatività civica all’interno di ogni azienda sanitaria e ospedaliera della Sicilia. È da allora che in regione ci si è mossi nella direzione della democrazia partecipativa, delineata nella nostra Carta Costituzionale e spinta in Europa dal Trattato dell’Unione, avviando un dialogo diretto con i cittadini in ambito socio-sanitario che ha prodotto già più di 64 mila cittadini informati, così definiti perché hanno espressamente chiesto di essere direttamente aggiornati sulle notizie del sistema posto a tutela della loro salute e sulle buone pratiche da seguire. Dalla sua nascita, la Rete Civica della Salute si è impegnata a tutto campo nell’avvio dei percorsi nascita; nella campagna di comunicazione per il corretto uso del 118; nella promozione di corretti stili di vita; nell’umanizzazione della relazione medico-paziente, aggiornando i piani formativi delle Scuole di Medicina; nel riconoscimento del ruolo attivo dei cittadini nella valutazione del servizio socio-sanitario. Negli anni, questo processo di crescita civile si è intrecciato con tante storie, tutte meritevoli di essere raccontate per dare la percezione di quanto i CCA e i Riferimenti Civici incidano concretamente nella vita quotidiana dei siciliani. E ancor più per mostrare esempi tangibili di come un’alleanza tra cittadini e istituzioni delinei un modello di sussidiarietà reciproca, e quindi circolare, in grado di favorire una crescita della collettività e una democrazia compiuta.

Fra queste storie ne abbiamo scelte tre, di cui sono state teatro altrettante province della regione. A Siracusa, era ad un corso di formazione della RCS il Riferimento Civico che ha salvato un partecipante della sua città da un arresto cardiaco. A Messina, il Coordinatore ed i Riferimenti Civici sono in prima linea per individuare tempestivamente le situazioni di disagio e, in particolare, i cittadini che abbiano bisogno di un supporto psicologico. A Catania, la tragica vicenda di una giovane disabile deceduta in ospedale in un profondo stato di confusione e sofferenza, perché a causa delle severe norme anti Covid nessun familiare ha potuto accedere per esserle vicino, ha scosso la sensibilità dei componenti del Comitato Consultivo del Policlinico. Fattosi portavoce del bisogno ineludibile delle persone con deficit cognitivo di essere assistite da un familiare, il Comitato ha promosso con la Direzione Aziendale l’adozione di un Protocollo d’Intesa che consente di ammettere in ospedale un caregiver familiare accanto ai malati non autosufficienti, così sancendo un altro passo avanti verso la tutela dei più fragili. “Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino”. Sono le parole di Aldo Moro che dovremmo tutti tenere bene in mente affinché non si fermi mai il moto perpetuo che deve spingerci a colmare quel distacco tra il paese legale e il paese reale, già allora intuito con estrema lucidità e lungimiranza, per raggiungere un sempre più compiuto senso di giustizia sociale.

* Daniela Francese è giornalista freelance e saggista. Da oltre un decennio segue con sentito interesse i temi della biopolitica e della salute pubblica nella sua dimensione etica e sociale. Pubblica con Aracne Edizioni La salute rubata, a cui segue il saggio-inchiesta Sanità Spa, edito da Newton Compton Edizioni. Nel 2009 riceve la menzione speciale al Premio Internazionale di Giornalismo Maria Grazia Cutuli. Nel 2013 al Festival Internazionale di Giornalismo le viene attribuito il primo Premio nazionale comunicazione, nuovi media e informazione per la salute. Nel 2020 è finalista nella sezione “Saggistica” alla VII edizione del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como. È stata membro dell'Expert Round Table per la valutazione di strategie di prevenzione della corruzione in sanità. È stata promotrice del Coordinamento nazionale SSN “Senza Sanità pubblica No”.

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